La pietra e la fionda

Leggevo oggi un’intervista a David Grossman, su La Repubblica, sulla situazione a Gerusalemme (chi mi legge sa che lo considero una voce fondamentale).

Nello stesso tempo leggevo voci a me care, che sanno molto bene di cosa parlano: perché sono lì.

E mi è venuta in mente una poesia di Quasimodo.
Attuale, purtroppo.

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
-t’ho visto- dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero,
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
quando il fratello disse all’altro fratello:
“Andiamo ai campi”. E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

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